La Storia di AFCECO

La storia dei Parwarishga (una parola che in Dari ha un significato simile al nostro “rifugio sicuro”, più simile a casa di accoglienza che orfanotrofio) si lega strettamente a quella del moderno Afghanistan. Qui, infatti, la guerra ha da sempre camminato a braccetto con l’estremismo religioso e ciò ha da sempre avuto grandi ripercussioni sui bambini. Si è arrivati ad un punto che si sente da più parti sostenere che l’odio tremendo tra Pashtun e Hazara, il burqa e tutto ciò che rappresenta, sono fatti pertinenti alla cultura afghana e per questo motivo devono addirittura essere accettati.

Ma una giovane donna di nome Andeisha Farid non la vedeva in quel modo: cresciuta in epoca di guerra nei campi profughi in Pakistan ha, però, ricevuto un’educazione e, soprattutto, avuto la possibilità di avere un gruppo di pari e adulti impegnati al suo fianco nella costruzione del sogno di uguaglianza e giustizia e magari un giorno anche di ritorno nella loro terra.

Andeisha vedeva se stessa nei bambini che elemosinavano pochi spiccioli per comprare il pane; lei però aveva avuto l’occasione di studiare ed era ora una giovane donna che frequentava l’università, capace di trovare la sua strada nel mondo. Se solo una piccola parte di questi bambini avessero avuto l’opportunità di crescere con le sue stesse possibilità, la loro influenza si sarebbe fatta sentire anche nelle loro famiglie d’origine. Se le ragazze fossero state cresciute come lo era stata lei e i ragazzi invece nello stesso modo dei suoi amici, il simbolo di questa cultura, il burqa, sarebbe stato solo un ricordo del passato.

Con questa convinzione nel 2004 ha fondato il primo Parwarishga; cominciando con pochi fondi ha creato un luogo sicuro dove i bambini potessero recarsi ogni giorno. La voce di questo lavoro e della bontà dei principi che lo ispiravano ha poi raggiunto CharityHelp International che ha creato un programma semplice di sponsorizzazione a distanza dei bambini coinvolti nel progetto in modo da poter inaugurare un vero e proprio orfanotrofio. In poco tempo i fondi sono cresciuti in modo tale da permettere di far funzionare a pieno regime nove orfanotrofi in Afghanistan e due in Pakistan, prendendosi cura di 700 bambini e impiegando per il lavoro all’interno degli orfanotrofi 50 vedove, mandando i propri studenti all’università e organizzando programmi di musica, ginnastica, karate, squadre di calcio, una clinica, la Leadership Academy per le ragazze più grandi e tantissime altre attività. Al momento, dopo varie vicissitudini, AFCECO gestisce due orfanotrofi nella città di Kabul con circa 150 bambini e ragazzi.

Il lavoro di AFCECO è progressivamente diventato anche un importante servizio non istituzionale per la società afghana in una collaborazione che mette al primo piano i bisogni dei bambini. Quanto accaduto in Nuristan, una regione sotto il controllo dei Talebani a Zainab è un esempio dell’importante contributo alla società afghana: quando la minuta quattordicenne Zainab è arrivata su di un asino per visitare il villaggio in cui era nata, gli anziani del villaggio, consapevoli di quello che aveva appreso nell’orfanotrofio AFCECO dove viveva da quando aveva 4 anni, le predisposero una stanza e le chiesero con insistenza di insegnare ai bambini che invece non avevano avuto la possibilità di andare a scuole. Gli anziani del villaggio non erano spaventati dall’educazione al rispetto di genere a all’uguaglianza che Zainab aveva ricevuto e quando aveva il velo un po’ abbassato….ci passavano sopra. Non percepirono Zainab come una minaccia bensì come un enorme possibilità per tutto il villaggio. Una domanda nasce spontanea: e se dieci Zainab tornassero nei loro villaggi? Se fossero cento? Mille?